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Oggetti
di “arredo rurale” ed invarianti del paesaggio
I lavatoi, i fontanili ed i tabernacoli
fanno parte di una scala talmente minuta che sono percepibili solo da chi
attraversa e vive il territorio con mezzi diversi da quelli d’uso moderno.In
special modo, i manufatti religiosi erano normalmente posti in punti nodali
della fitta maglia delle antiche sistemazioni rurali: la loro percettibilità
era funzionale a chi viveva il territorio e serviva come elemento qualificante
di un luogo o di una proprietà; erano insomma una sorta di segnale che,
indipendentemente dall’origine (quasi sempre votiva), rappresentava una sorta
di appropriazione e definizione geometrica puntuale di un preciso ambito
territoriale.
I manufatti che lo studio ha censito “lavorano”
sul territorio del Chianti, cioè sono usati come punti di riferimento, a volte
anche di aggregazione (come lo erano i lavatoi) e qualificano lo spazio in cui
si insediano. Si configurano perciò come elementi di arredo rurale.
I muri in pietra, le strade e i ponti, possono
definirsi, prendendo a prestito un termine felice coniato dalla L.R. n° 5/’95,
quali “invarianti strutturali” del territorio.
Le strade ed i muri in pietra, considerati nel
loro insieme e nelle loro innumerevoli tipologie, fanno parte della “struttura
profonda del territorio”. Prova ne è che, nonostante le numerose
trasformazioni storico e sociali cui il territorio è stato interessato,
mostrano i segni di una notevole resistenza: anche nei casi di maggiore
destrutturazione infatti, i segni fondamentali dei muri di sistemazione
agricola o delle strade tendono a mantenersi, sebbene trasformati in ciglioni
erbosi o in percorsi carrabili asfaltati.
Il Chianti viene ricordato, come paesaggio,
anche dalle enormi quantità di muri in pietra e di strade bianche che
connotano e rendono il territorio immediatamente riconoscibile. Questi
manufatti, nati per esigenze pratiche e non certo estetiche, sono entrati
nell’immaginario collettivo che ognuno di noi ha del territorio
Chiantigiano.
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